Circa 30 studenti sono presenti a questa prima lezione: 20 studenti di VIU e dieci da Iuav/Arti e Design.
La lezione fa parte di un progetto su Venezia e Globalizzazione, tema peraltro del corso di Michael, che, attraverso un concorso fotografico, mira a creare una narrazione per immagini di Venezia e del suo rapporto con la globalizzazione.
Michael introduce l’idea e il progetto agli studenti, spiegando che l’obiettivo non è creare belle immagini fotografiche ma mettere in moto un processo intellettuale, provando a pensare per immagini.
Spiega inoltre che per riuscirci, si dovrà disimparare a fare fotografie, come lo si fa normalmente, dimenticandosi di costruire la bellezza, impegnandosi invece a costruire significato.
Stefano Graziani, docente Iuav/Arti e Design e dell Università di Trieste, riprende il concetto spiegato da Michael, sottolineando il processo che si dovrà attuare: un esercizio di pensiero visuale.
Per esempio: come possiamo rappresentare McDonald’s e Nike senza veramente riprendere in modo banale le sedi del fastfood e dei negozi di scarpe? Magari potremo analizzare il loro rapporto con la città in modo più sottile.
Stefano mostra agli studenti delle immagini del fotografo Paul Graham, dal suo libro “End of an Age”
In copertina un primo piano di una persona con gli occhi rossi. Gli occhi rossi sono uno degli errori più frequenti quando si scatta con un flash. Addirittura ai giorni nostri le macchine fotografiche sono costruite per evitare gli occhi rossi e quindi Graham con questo sta cercando di dirci qualcosa.
Le fotografie sono scattate in un pub, si capisce che i soggetti sono bianchi, abbastanza abbienti da frequentare un pub molto spesso, sono annoiati. Spesso il fotografo riprende la stessa persona d apiù angolazioni, lo sfondo ha un alone causato dal flash, altra cosa che di solito il fotografo professionista evita.
Da questo desumiamo che bisogna evitare il pericolo della bellezza, che è principalmente quello di divenire spettacolari. E’ meglio realizzare le foto per noi stessi prima di tutto.
Michael chiede agli studenti di riflettere su come un processo fotografico possa comunicare idee, trasformando una serie di immagini in un progetto intellettuale.
Propone di formare dei gruppi mescolati, in cui vi sia almeno uno studente di provenienza Iuav e di formarli anche in base ai luoghi che si vorranno visitare.
Stefano presenta il suo libro fotografico “On Taxonomy” di prossima uscita per i tipi di A+M. Il progetto investiga la tassonomia e il sistema di classificazione del visibile, per questo progetto ha lavorato in alcuni musei di Storia Naturale e su alcune collezioni entomologiche in Italia, Israele, Francia, Inghilterra, Cina, il lavoro Topolova Bukva, rientra in questo progetto. Nell’ultimo anno ha lavorato ad un progetto sul territorio tra Italia e Slovenia per l’Università di Trieste curato da Antonello Frongia, identificando il paesaggio e lo spazio della frontiera come luogo privilegiato di convivenza e di sviluppo delle diversità.
Stefano spiega come queste foto raccontino delle cose: un asino somalo che si trova a Milano ci parla del colonialismo, e allo stesso modo alcuni giardini botanici ci parlano di colonialismo e di persone che hanno importato semi e piante da luoghi lontani.
Stefano ricorda la storia del naturalista svedese Carl Linnaeus (1707-1778), che spedì molti discepoli per il mondo per raccogliere semi che avrebbe voluto acclimatare nel sud della Svezia. Fu un progetto che fallì, a cui comunque lui e i suoi discepoli dedicarono tutta la vita.
Stefano ricorda anche che l’ammutinamento del Bounty, nel 1789, ebbe inizio perché l’acqua veniva data alle piante dell’albero del pane, prelevate a Tahiti, che la Royal Society di Londra intendeva acclimatare nei Carabi, per fornire cibo a basso prezzo agli schiavi che lavoravano nelle piantagioni.
Michael ricorda quindi che non è la bellezza ad essere interessante nelle immagini; quanto la loro capacità di comunicare significato.
Stefano ricorda che è importantissima l’interazione dei soggetti ritratti con chi li osserva, e l’esperienza che si ha mentre si scatta, incontrando persone e conoscendo i luoghi.
Michael parla di investigazione intellettuale su Venezia e globalizzazione, e della necessità di andare oltre la superficie nel rapporto che la città ha con la globalizzazione.
Giulia Nomis, in rappresentanza degli studenti di Iuav propone una visita a Marghera, in quanto località ai confini di Venezia, luogo di confine dove si concentrano diversi traffici: turistici, economici, etc.
Vi è in Marghera della confilittualità che rende la globalizzazione più evidente: nata come città operaia, è stata poi modificata dai flussi migratori.
Giulia suggerisce inoltre di visitare l’entroterra e la provincia per indagare su ciò che è stato il miracolo economico del Veneto.
Parla quindi di S.Erasmo, isola che ancora vive di agricoltura, e di Pellestrina che ha un’economia basata principalmente sulla pesca.
Michael propone di suddividersi in gruppi e di capire come ogni zona funziona economicamente, o di fare in modo che diversi gruppi analizzino diversi aspetti di uno stesso fenomeno o dividersi per attitudine.
Michael ricorda che a metà dicembre sarà presentato il lavoro fotografico di tutti i partecipanti e bisogna tener conto di questo, dandosi appuntamento fra due settimane con già un primo stadio del lavoro pronto, con almeno degli appunti fotografici.
Riguardo alle visite, non è disponibilità da parte degli studenti a realizzare visite comuni, per impegni con i docenti, o perché nel weekend alcuni di loro vanno in vacanza fuori Venezia o all’estero.